Itinerari dal mondo

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LE FONTANE DI ROMA

Il fascino della Città Eterna è arricchito dallo scrosciare delle acque delle sue tante fontane connotate da un amore per la teatralità di ascendenza barocca.

di Fabio Massimo Penna

Le fontane di Roma sono state spesso immortalate in sequenze cinematografiche. Tra le più recenti ad apparire sul grande schermo vi è la Fontana delle Tartarughe di Piazza Mattei, ripresa in una sequenza della pellicola di Anthony Minghella Il talento di Mr. Ripley (1999). L’opera, realizzata nel 1581 dallo scultore Taddeo Landini su di un progetto di Giacomo Della Porta, vede nel 1658 un intervento di restauro guidato da Gian Lorenzo Bernini, al quale probabilmente si devono le quattro tartarughe sostenute dagli efebi scolpiti. Una leggenda vuole che la fontana sia stata fatta costruire in una sola notte dal duca Mattei per convincere un padre, restio a cedere la mano della figlia, ad acconsentire al matrimonio. Questa dimostrazione di potere persuase l’uomo della convenienza di accettare come genero un uomo così facoltoso.

Grazie al film di Federico Fellini La dolce vita (1960) la Fontana di Trevi è diventata uno dei luoghi simbolo di Roma. Anita Ekberg in abito lungo che si immerge nelle acque della fontana è entrata nell’immaginario collettivo della società contemporanea. L’opera di Nicola Salvi, uno straordinario connubio di architettura e scultura, rientra nella tradizione delle fontane che a Roma ha il suo apice nei capolavori barocchi di Gian Lorenzo Bernini. La fontana di Trevi deve parte del suo fascino al contrasto tra le sue dimensioni monumentali e quelle ridotte della piazza nella quale è collocata, espediente che crea una sensazione di stupore nel visitatore che dalle strette vie laterali si affaccia sulla piazza. Appoggiata sulla maestosa facciata di un palazzo mossa da nicchie con statue, semicolonne e lesene corinzie, finestre timpanate, la struttura ha anche un effetto sonoro dovuto all’acqua che scende tra le statue e le finte escrescenze rocciose. Un insieme dinamico che rinvia alla teatralità barocca che tanto peso ha nell’estetica della Città Eterna.

La presenza di Gian Lorenzo Bernini a Roma è imponente, diffusa nella città. A San Pietro, con il colonnato della piazza, la Cattedra in Gloria e il baldacchino sulla tomba di San Pietro, in vari punti dell’Urbe con le sue statue indimenticabili, dall’Estasi di Santa Teresa della Chiesa di Santa Maria della Vittoria al Monumento alla Beata Ludovica Albertoni della Chiesa di San Francesco a Ripa alle architetture come la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. Ma soprattutto l’artista abbellisce la città con le sue straordinarie fontane. La più famosa è la Fontana dei Fiumi a Piazza Navona, autentico capolavoro barocco. Ai piedi di un obelisco in travertino Bernini pone una base che simula una scogliera con le sue rocce e i suoi anfratti, sulla quale si appoggiano quattro statue colossali. Si tratta delle personificazioni di quelli che erano allora i quattro fiumi più importanti del mondo: il Danubio che rappresenta l’Europa, il Nilo che ricorda l’Africa, il Gange che richiama l’Asia e il Rio de La Plata che incarna l’America. Gesti enfatici delle statue, finte grotte e giochi d’acqua conferiscono all’insieme quella teatralità barocca tipica dell’opera berninesca. La storia tra l’artista napoletano e le fontane romane è assai precoce poiché da giovane egli collabora con il padre Pietro alla realizzazione della fontana di piazza di Spagna, la famosa Barcaccia commissionata da Urbano VIII. L’opera simula una barca semisommersa e nel progettarla i due Bernini devono superare il problema rappresentato dalla scarsa pressione dell’acqua che impediva di realizzare zampilli o cascate. Il centro di piazza Barberini è occupato dalla maestosa Fontana del Tritone, ennesimo capolavoro berninesco, anch’essa fondata sulla commistione di componenti naturalistiche e antropomorfe con la statua del dio marino, poggiata su di un enorme conchiglia sorretta da quattro delfini, bloccata nell’atto di soffiare dentro una conchiglia dalla quale zampilla l’acqua. Al centro vi è la riproduzione in travertino del simbolo della famiglia Barberini con le api. A pochi passi da lì ritroviamo gli insetti simbolo della famiglia Barberini nella fontana delle Api, sempre del grande artista napoletano, una struttura di dimensioni ridotte destinata ad abbeverare i cavalli. L’opera è adornata da tre api sotto le quali sono collocati tre zampilli.

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